Articoli marcati con tag ‘venne’

George Waltman , l’uomo che disputò la 24 ore di Daytona da solo

lunedì, 23 gennaio 2012

Chissà quanti di noi , ingenuamente, magari riflettendo durante un lungo viaggio , si sono chiesti se qualcuno sia mai riuscito a disputare una gara di durata di 24 ore senza dare il cambio ad altri piloti.
Ebbene per quel che riguarda la leggendaria 24 ore di Le Mans , benchè agli inizi non fosse stabilito per regolamento nè il numero di macchine impiegabili , nè il numero minimo o massimo di piloti per disputarla , soltanto due piloti tentarono questa pazza impresa : Pierre Levegh e Eddie Hall ma senza riuscirci. in seguito il regolamento venne cambiato ed impose almeno due piloti e , a partire dagli anni 80, almeno 3.
Tuttavia riguardo invece alla meno nota, ma non meno importante 24 ore di Daytona , la cosa riuscì anche se non certo in ottica prestazionale, ma soltanto ai fini di dimostrare la capacità di resistenza umana alla guida.
Nell’edizione del 1968 infatti un certo George Waltman , un gentelmen driver di New York , decise di disputare la gara a bordo della propria Morgan Plus 4. il regolamento gli impose di sostare per il riposo un’ora ogni 4 ore di guida e l’incredibile è che lo stesso pilota , non disponendo di un team per i rifornimenti , si occupò da solo del cambio gomme, del rifornimento di benzina e del rabbocco di tutti i liquidi.
Alla fine il nostro eroe non solo disputò tutte le 24 ore di gara, ma concluse con un più che onorevole 30° posto assoluto guidando per ben 335 giri. ma la cosa più incredibile è che al termine della gara il nostro George fece un bel cambio d’olio e guidò la propria Morgan fino a casa propria a New York Voi che dite? esiste ancora spazio per piloti così quando persino sui circuitini provinciali si vedono termocoperte , telemetrie e chi più ne ha più ne metta?

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Ford Nucleon:l’auto nucleare che grazie a Dio non fu mai prodotta…

giovedì, 16 giugno 2011

Volendo cogliere qualche spunto di riflessione sull’esito del referendum ho voluto posare questa chicca raccolta attraverso il suggerimento di un lettore…
Forse non tutti sanno che nel lontano 1957 al salone dell’auto di Detroit venne presentata da Ford una concept car che contraddistingueva per una insolita caratteristica: l’essere dotata di un piccolo reattore nucleare al proprio interno.

L’auto aveva la cabina di guida a sbalzo rispetto all’asse delle ruote anteriori ed aveva una autonomia dichiarata di circa 8000 km quindi sicuramente il range non faceva parte dei problemi di questo veicolo , mentre invece per il “pieno” alla ford avevano pensato ad un qualche cosa di molto simile al battery swapping di Agassi, facendo in modo attraverso stazioni robotizzate, che fosse possibile sostituire l’intero reattore in apposite stazioni di servizio.

Inutile che ci chiediamo perchè non fu mai prodotta. sicuramente voleva solo essere una testimonianza delle potenzialità dell’energia nucleare per la quale a fine degli anni cinquanta vi era sicuramente grande fermento , mentre si ignoravano in gran parte i possibili effetti collaterali delle radiazioni. Pare tra l’altro che lo studio fu sovvenzionato anche da fonti governative dal momento che secondo alcune fonti ne furono prodotti 6 esemplari funzionanti , mentre secondo altre fonti il veicolo era solo un manichino dimostrativo in gesso che servisse a mostrare all’Unione Sovietica lo stato di sviluppo dell’energia nucleare negli USA.

Immaginate gli effetti di un tamponamento a bordo di un veicolo del genere… per ovvie ragioni non solo l’auto non ebbe alcun seguito, ma nessun altro tentò mai di replicare questo tentativo, benchè questa fonte energetica trovi ancora applicazione su navi e sottomarini.

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La Fiat Multipla rinasce elettrica in Cina e già fa fuoco e fiamme!

giovedì, 5 maggio 2011

E’ davvero uno strano destino quello della Fiat Multipla… nata rivoluzionaria  con un pianale modulare  rialzato e accogliente capace di alloggiare comodamente 6 persone su due file in poco piu di 4 metri fin dall’inizio prevedeva sviluppi con trazione ibrida , metano e GPL… ma come spesso succede,  il mercato è poco incline ad accogliere troppe innovazioni tra cui quella forma davvero troppo strana con quel musetto basso appena accennato al di sopra ed al di sotto del quale facevano capolino i gruppi ottici che di fatto si distribuivano tra il muso e la base del parabrezza. … e che dire della linea di cintura bassa , delle vetrate laterali pressochè parallele e del tetto concavo? tutto molto , troppo strano per essere accolto con favore fin da subito… piacque molto ai francesi e comunque venne apprezzata da taxisti ed artigiani che ne facevano una sorta di furgonetta multiuso , ma di fatto il successo con la S maiuscola per questa vettura non è mai arrivato. il restyling di qualche anno fa riuscì solo a renderla piu goffa e simile ad un furgoncino snaturando c0mpletamente quelloo che era l’intento iniziale , fino a quando un paio di anni fa la Multipla è mestamente uscita di produzione ed i suoi stampi sono stati ceduti alla cinese Zotye , la quale in prima analisi l’ha rimessa in produzione pressochè uguale limitandosi ad aggiungere una n finale al nome che diventa così “Multiplan” ed in seconda analisi , visto e considerato che la vettura risultava perfetta per i taxisti e che  aveva un bel vano vuoto al di sotto del pianale da sfruttare , in quattro e quattr’otto i pragmatici cinesi hanno pensato bene di riempire tutto quello spazio di batterie al litio e di dotare la vettura in questione di una motorizzazione elettrica , visto e considerato che le normative vigenti nelle grandi città cinesi rendono difficoltosa la circolazione anche ad un veicolo che risponde alle norme Euro5… (strano che a nessuno a casa nostra sia mai venuto in mente di usare proprio la multipla come base per un progetto di elettrificazione).

Di fatto da poco tempo le Zotye Multiplan elettriche hanno iniziato a prendere servizion nelle grandi città e benchè vi sia stato molto interesse attorno a questo veicolo anche a causa del rapporto qualità prezzo molto favorevole , la fortuna sembra proprio non voler arridere al destino di questo strano “brutto anatroccolo” di Mamma Fiat… infatti si sono verificati alcuni casi di incendio spontaneo che hanno convinto il costruttore ad uno stop temporaneo. Forse è proprio vero che mentre l’amore è cieco , la sfiga ci vede benissimo…

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Resuscita la Horex con un motore a 6 cilindri sovralimentato.

domenica, 20 giugno 2010

horex01
La crisi si sa, non e sempre vista come una situazione in cui le aziende tirano i remi in barca per proporre prodotti sempre piu economici riducendo all’osso l’investimento tecnologico … la forbice tra poveri e ricchi si allarga e quindi spesso , se si ha soldi da investire , diventa anche l’occasione per proporre prodotti di nicchia d’alto livello da destinare ad una clientela senza limiti di budget alla ricerca di prodotti di prestigio per affermare uno status sociale…

E il caso della Horex , gloriosa azienda motociclistica tedesca nata negli anni 20 che si distingueva per i suoi velocissimi (per l’ epoca) motori bicilindrici con albero a camme ion testa che chiuse forzosamente i  battenti nel corso della guerra , venne poi rifondata nel ‘46 dando vita alla SB35 Regina che venne prodotta fino al 1953 in 16.000 esemplari dopo di che l’azienda entrò in crisi.

Negli anni 60 il nome e la fabbrica vennero acquistate dal gruppo Daimler Benz che di fatto la affossò senza farci mai nulla. probabilmente vi era qualche progetto di resurrezione che e caduto al primo cambio di dirigenza e non se ne fece piu nulla.

Vi furono poi nel corso della storia vari tentativi di rinascita tra cui il piu recente nel corso degli anni 80 , quando in seguito alla moda dell’enduro vennero immessi sul mercato molti monocilindrici e quindi  molti fabbricanti anche di piccolissime dimensioni  pensarono che questa forse l’opportunità buona  per ridar vita ad un marchio morto e sepolto senza buttarci troppi soldi …venne quindi presentata a parigi la Horex HRD TT equipaggiata con telaio in tubi e motore Rotax monocilindrico ad aria da 644 cc… e realizzato dalla stesso gruppo aziendale italo tedesco che realizzo negli anni ottanta le motociclette HRD 125…  Horexalla fine ne e stato impacchettato giusto qualche esemplare per il giappone e non se ne fece piu nulla…

A distanza di tempo ora questo marchio ritorna con un progetto molto piu consistente: un motore dalla achitettura esclusiva che non ha eguali in ambito motociclistico ma che invece si e già visto tra le auto. Si tratta di un motore a V di 15 gradi ma sarebbe piu corretto definirlo un 6 in linea con i cilindri sfalsati ad uno ad uno di 15 gradi negli spazi lasciati vuoti tra un cilindro e l’altro con uno schema tecnico molto simile ma non uguale ai 5-6 cilindri Volkswagen della serie VR6 . la testata e una sola con tre alberi a cammes (nei volkswagen erano due) ,di cui due indipendenti che azionano le valvole di aspirazione (due per cilindro) della bancata di destra e di quella di sinistra ed uno in comune che aziona tutte le valvole di scarico (una per cilindro) delle due bancate. il risultato e un V6 compattissimo , piu stretto di un 4 cilindri anche se obbiettivamente un pò alto…probabilmente non avrebbe fatto male angolare di piu le 2 bancate verso il basso cercando di sovrapporvi il cambio.. ad ogni modo ne e uscito un incredibile V6 sovralimentato con un compressore  da 1200 c.c. con prestazioni da primato: 203 cv con una erogazione piattissima : ben 15 kg di coppia a 7200 giri!!! un vero trattore. quello che non si capisce e perche a fronte di simili prestazioni si sia puntato su una cicilistica naked dal baricentro piuttosto alto. ok il motore e bello e bisogna farlo vedere ma quantomeno una semicarenatura per non lottare con il vento ci stava bene… il peso poi non e proprio da fuscello… parliamo di circa 240 kg a secco. dal nostro punto di vista un motore del genere poteva stare benissimo dentro una supertourer in grado di sfidare le supermaxi giapponesi e bavaresi del settore magari con uso di pellami pregiati per le imbottiture coinvolgendo qualche marchio italiano. il design e esclusivo ma non molto affilato per una meccanica così performante… anche se non e affattto escluso che qualcuno dei tanti tuner tedeschi venga in mente di fare ben altro uso di tanto ben di dio per farne una vera sportiva coi fiocchi imbrigilata in un telaio da superbike…

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Jaguar riceve finanziamenti per sviluppare un range extender a turbina per veicoli elettrici.

mercoledì, 3 febbraio 2010
motogeneratore a turbina Jaguar

motogeneratore a turbina Jaguar

Il motore a turbina non e una novità assoluta sui veicoli a quattro ruote. a cavallo tra gli anni 50 e 60 vennero fatti molti esperimenti di applicazione del motore a turbina su autoveicoli ma subito vennero a galla molti problemi: primo tra tutti ha un’efficienza troppo bassa a regimi transitori e quindi si rivelò poco adatto ad essere direttamente collegato alle ruote così da fornire una coppia soddisfacente. inoltre il regime di funzionamento a cui deve lavorare per rimanere in efficienza e decisamente alto ed infine l’efficenza generale era comunque inferiore a quelloa di un motore a scoppio con consumi elevatissimi quindi i vantaggi rimasti ovvero l’assenza di vibrazioni e la possibilità di funzionare pressochè con quasiasi carburante ne vanificavano lo sforzo. Tuttavia l’evoluzione dei materiali e l’impiego della tecnologia della rigenerazione nonche la miniaturizzazione dei componenti sperimentata in campo aeronautico e nella produzione di energia hanno reso di nuovo interessante l’impiego delle turbine  laddove si ha la possibilità di farlo funzionare a regime costante ovvero in condizioni di rendimento ideali. E il caso appunto   di un range extender ovvero di un motogeneratore per veicoli elettrici capace di estenderne l’autonomia mantenendo cariche le batterie dello stesso bruciando ogni sorta di carburante con un rendimento ben piu elevato di un tradizionale motore a scoppio a pistoni e con emissioni inquinanti pressoche minime ed un ridotto smaltimento di calore. La jaguar che sperimenta questa tecnologia all’interno di un consorzio a cui fanno parte anche  Land Rover, SR Drives e led by Bladon Jets , ha ricevuto dal governo britannico un finanziamento di ben 1,103,392 pounds dei fondi destinati allo sviluppo di veicoli ecologici sul territorio. un risultato sicuramente notevole per l’azienda britannica ormai da anni finita in mani indiane … fonte gizmag.com

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eRuf Stormster ovvero… la Porsche Cayenne Elettrica!

giovedì, 10 dicembre 2009
la eRuf Stormster

la eRuf Stormster

Ebbene si…d’ora in avanti il famoso mobiliere brianzolo Ranzani reso famoso da Albertino , potrà potrà fare lo “sborone ecologico” se farà di tutto per dotarsi di una eRuf Stormster… ma andiamo per ordine…chi è RUF? Ruf è un preparatore tedesco specializzato nella preparazione delle famose GT di stoccarda che circa un anno fa stupì tutti creando la GREENSTER,  una 911 equipaggiata con un motore siemens trifase e batterie al litio… un vero bolide superveloce e molto ben curato che venne realizzato soltanto a scopo dimostrativo, ma ben presto ricevette delle richieste sufficienti a realizzarne una piccola serie… a questo punto si rese conto che si poteva fare di piu… che lo spazio che la 911 poteva destinare alle batterie non permetteva grosse autonomie…che si doveva quindi lavorare su un pianale piu grande , ed e stato quindi la volta della Cayenne.

Partendo dallo stesso motore usato per la Greenster , un Siemens da 270 Kw di picco alimentato da un piu capiente gruppo di batterie al litio  fornito dalla Li-Tec Battery GmbH si e arrivati a questo risultato . le prestazioni sono davvero do ottimo livello: 0-100 in 10 secondi , 2600 kg di peso , velocità massima 150 km orari ed autonomia di 200 km. le gomme sono da 295/30 R 22 e garantiscono una ottima trazione. certo…il “rombo” deluderà un pò il povero Ranzani… ma possiamo scommettere che anche lo Stormster” permetterà di fare la propria porca figura parcheggiato sulle aiuole o in doppia fila con le quattro freccie accese e l’ immancabile alano incazzoso dentro…

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