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Montezemolo: “Non vedrete MAI una Ferrari Elettrica”.

martedì, 16 agosto 2011


La notizia  , per le implicazioni che contiene è sicuramente degna di nota. In sintesi , Luca Cordero di Montezemolo,  che che tutti quanti conosciamo per i tanti traguardi ottenuti prima come direttore sportivo della Ferrari e poi come imprenditore di successo nelle vesti di presidente della stessa , nel corse dei suoi molti interventi nelle varie testate politiche ed economiche è sempre passato come una persona capace di una visione abbastanza aperta e molto spesso anche controcorrente rispetto a quanto mostrato dai propri antagonisti, ma di recente  , intervistato in inglese in occasione dello Wolrd Design Contest 2011 da una nota emittente americana , ha di fatto asserito:

“Non credo nell’elettrico e non vedrete mai una Ferrari elettrica. stiamo invece lavorando all’ibrido che promette incrementi di efficenza fino al 30% e che stiamo abbondantemente testando in formula uno con il KERS ,  spero quindi di poter essere pronto per presentarvi una ferrari ibrida entro 2 anni!” il video integrale dell’intervista lo trovate qui .

Sinceramente la cosa mi perplime alquanto anche se mi da ulteriore conferma del fatto che in italia l’imprenditoria con la I maiuscola e la politica stanno completamente ignorando gli sviluppi dell’elettrico nonostante buona parte delle tecnologia che ne sta decretando la rapida ascesa , sia nata proprio qui nel bel paese.

Come è possibile che proprio Ferrari che costruisce veicoli prestazionali ed emozionali ad alto valore aggiunto non veda alcuno sviluppo nella trazione elettrica? potendo contare su una clientela che non si pone problemi di budget , sono proprio così sicuri che le peculiarità della trazione elettrica in materia di accelerazioni brucianti , silenziosità , coppia motrice e efficenza e soprattutto bassissime emissioni siano del tutto sgradite alla clientela? Tesla Roadster che costituisce il primo tentativo di supercar elettrica ha già fatto numeri di vendita interessanti mettendo sul piatto una berlinetta in grado di rivaleggiare ad armi pari quantomeno con una Porsche Boxter con una autonomia di 350km che per quel genere di auto è senz’altro soddisfacente … quanto tempo crede che passerà prima che qualche altro supersport elettrica su Youtube arrivi a “bruciare” una Enzo nello 0-100per poi magari offrire una autonomia di 6-700 km con prezzi paragonabili ad una Ferrari di oggi? la tecnologia esiste già quindi a naso non piu di qualche anno. paradossalmente dovremo aspettare di piu per una utilitaria elettrica , ma una supercar elettrica o ibrida come costi è già sostenibile oggi… solo che chi ha i soldi per farlo non ha il nome per farlo.

Non voglio fare la solita paternale sugli effetti della gerontocrazia in italia ma purtroppo vedo che la storia si ripete: quando negli anni 60 chiesero al mitico Enzo Ferrari se avremmo mai visto una Ferrari con il motore posteriore , il buon drake di maranello rispose che non aveva senso mettere il carro davanti ai buoi. e sicuramente allora il giovane rampante Luca , con tutto l’affetto che poteva avere perm il grande vecchio, deve aver pensato che quella risposta fosse una solenne cazzata , e non a caso le ferrari di oggi sono quasi tutte con il motore dietro le spalle. ma oggi che nei panni del drake c’è lui , magari ha deciso di dar retta a qualche solone delle statistiche che deve avergli detto che l’utente ferrari medio vedrebbe come una casduta di stile l’arrivo di una ferrari elettrica e pertanto si pensa solo al risultato immediato con il fine di non voler disorientare una clientela tradizionalista… se poi qualche nuovo ricco sciroccato che viene dalla Cina ,dall’ India , da Dubai o dalla Russia , gli dovesse chiedere una Ferrari elettrica per poter uscire dal garage ed attraversare senza essere multato la zona ZTL , gli potranno rispondere con una bella pernacchia… tanto in tempo di crisi i ricchi sono ancora piu ricchi quindi non ci sono pericoli immediati. semmai a fare tristezza è il fatto che ciò che costituisce la massima espressione della tecnologia italiana ovvero Ferrari e Ducati ,non hanno ALCUN PIANO per la trazione elettrica e quindi non esiste alcun segno tangibile che possa far pensare a sviluppi in tal senso sui veicoli consumer FIAT-ALFA-LANCIA ecc prodotti nel nostro paese mentre invece la domanda di elettrico da parte di CINA – INDIA- NORD EUROPA e NORD AMERICA potrebbe nell’arco di 5-10 anni diventare parecchio consistente …. questo si in tempo di crisi potrebbe rivelarsi una sciocchezza enorme perchè significa consegnare di fatto gli sviluppi di tutte le tecnologie che ne conseguono ai nostri concorrenti , ponendo le basi per un “isolamento tecnologico” dell’italia con conseguenze che potrebbero essere nefaste.

fonti:

http://www.engadget.com/2011/08/12/ferrari-president-luca-di-montezemelo-doesnt-believe-in-electri/

http://www.viddler.com/explore/engadget/videos/3000/

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TT Zero 2011 – Ecco come è andato il Tourist Tropy ElettricoIsle of Man TT Zero Results 2011

venerdì, 10 giugno 2011


Anche quest’anno MotoCZYSZ ha fatto man bassa del TT -zero vincendo tutto quel che c’era da vincere in una solenne doppietta con Michael Rutter e mark Miller. tuttavia , per un soffio , il veterano Rutter non è riuscito ad agguantare il premio di 10.000 sterline dedicato al primo team che riuscirà ad aggiudicarsi la gara ad una media superiore alle 100 miglia. Infatti con un risultato di 99,604 si è ormai arrivati ad un pelo dall’obbiettivo mentre invece sembra ormai passato un secolo da quando Rob Barber si aggiudicò la storica edizione del 2009 (nonchè prova unica dell’allora campionato TTXGP) a 88 miglia di media.

Peccato solo per la scarsità di concorrenti presenti! non si è vista l’italiana VERCARMOTO che potenzialmente ci sembrava un ottimo outsider , è letteralmente mancato il confronto diretto con l’altra “americana” ovvero la lightnight motors afflitta da molti guai di gioventù che qui ha letteralmente fatto il viaggio a vuoto… tanto valeva schierare la vecchia moto forse un pò troppo frettolosamente è stata messa nel cassetto e che invece , dato il livello medio dei partenti , aveva buone speranze di ben figurare.

Gli illustri sconosciuti: di fatto a contendere il risultato al superteam di CZYSZ che per mettere al sicuro il risultato si è affidato ad un superdriver c’erano : la Kingston University a cavallo della propria Ion Horse ,con un vero progetto inedito che si è pazzata 3° alla media di 88 miglia , un abisso dalla moto di Rutter , e a seguire la MIT EVT guidata dal veterano Allan Brew , una kit bike realizzata su base BMW S1000RR con la classica coppia di motori Agni gestita da controller Kelly motors, accoppiata che si può tranquillamente  e la PROZZA , una kit bike realizzata in giappone.

da segnalare che la velocità massima raggiunta dalla piu veloce delle due CZYSZ è stata di 149,5 Miglia orarie pari a ben 240 Km/h … decisamente non male dal momento che il tracciato è lungo ben 66 km ed è ricco di salite e discese…

In realtà il mancato raggiungimento delle 100 miglia orarie di media è stato semplicemente dovuto alla necessità di garantire con un buon margine di sicurezza il completamento del tracciato visto che 66 km a pieno regime sono pur sempre una percorrenza piuttosto elevata per una moto elettrica.

questo il risultato finale:

2011 TT Zero Results:
1. Michael Rutter (MotoCzysz) 99.604 mph
2. Mark Miller (MotoCzysz) 98.288 mph
3. George Spence (Kingston) 88.435 mph
4. Allan Brew (MIT EVT) 79.163 mph
5. Yoshinari Matsushita (Prozza TT) 69.877 mph
DNF John Burrows (Lightning Motorcycles)
DNF Roy Richardson (Imperial)
DNF Russ Mountford (Brunel)
DNF Dan Kneen (ManTTx)

fonte: http://www.motorcycle-usa.com/498/10253/Motorcycle-Article/Isle-of-Man-TT-Zero-Results-2011.aspx

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MotoCzysz extends its TT Zero winning streak to two, with Michael Rutter taking the electric exhibition race ahead of teammate Mark Miller. The TT veteran Rutter missed the prestige of marking the first-ever electric powered 100 mph lap, and the attendant £10,000 bounty awarded by the Isle of Man government, by a scant 0.396 mph. A Kingston University entry piloted by George Spence completed the TT Zero podium, with only five of the nine entries completing laps.

A multiple TT podium finisher and North West 200 winner, Rutter quickly overtook his American teammate during the one-lap TT Zero race. Reports state The Blade got his Segway MotoCzysz E1PC up to a 149.5 mph top speed en route to victory.

Said Rutter in an official IOM Press Office press release: “99.6mph – that’s the story of my life. I tried to conserve battery life and stay smooth. It’s a totally different way of riding but I really enjoyed it. We only saw the bike on Wednesday, so I think if we had more time there would be more to come set-up wise.”

Rutter’s near 100 mph lap marks a modest improvement over the 96.820 mph best set by the race winning Miller in 2010. The inaugural electric TT race held at the isle, the 2009 TTXGP, saw Ron Barber pilot a Team AGNI bike to victory via a 87.434 mph lap.

The Blade gets up to speed on the MotoCzysz E1PC. Rutter would reach a near 150 mph top speed and just miss setting the first-ever electric-powered 100 mph lap at the Isle.

The Blade gets up to speed on the MotoCzysz E1PC. Rutter would reach almost 150 mph top speed and just missed setting the first-ever electric-powered 100 mph lap at the Isle.

Spence’s third place results nets Kingston University the £5000 University Prize, awarded to the fastest University entrant. The British research university bested the American effort from MIT (Read more on the MIT EV project in Backmarker: Old Meets New at the 2011 Isle of Man TT).

2011 TT Zero Results:

1. Michael Rutter (MotoCzysz) 99.604 mph

2. Mark Miller (MotoCzysz) 98.288 mph

3. George Spence (Kingston) 88.435 mph

4. Allan Brew (MIT EVT) 79.163 mph

5. Yoshinari Matsushita (Prozza TT) 69.877 mph

DNF John Burrows (Lightning Motorcycles)

DNF Roy Richardson (Imperial)

DNF Russ Mountford (Brunel)

DNF Dan Kneen (ManTTx)

source: http://www.motorcycle-usa.com/498/10253/Motorcycle-Article/Isle-of-Man-TT-Zero-Results-2011.aspx

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Una giornata con i Quad

giovedì, 20 gennaio 2011

Inizialmente ero diffidente verso l’utilità ed il divertimento che gli Atv, meglio conosciuti come Quad, potessero offrire. Li vedevo come goffi quattro ruote, la cui funzione era solo quella di permettere ai loro proprietari di apparire. Grazie a varie esperienze professionali, dove ho avuto modo di testare la validità di questa particolare tipologia di veicoli, mi sono ricreduto, ed oggi li guardo con enorme interesse. Ultimamente ho partecipato ad un “Quad Tour” organizzato dalla Moto Ok, dealer gestito da Alfredo Iannaccone, che più che un imprenditore, sembra un incrocio tra Reinhold Messner ed Umberto Nobile. Terreno della passeggiata è stata la montagna che capeggia la cittadina di Monteforte Irpino, in provincia d’Avellino. Premetto che i trenta all terrain vehicle presenti hanno seguito un percorso che normalmente è battuto da chi ha cura la prevenzione della montagna, dove è stato possibile incontrare molti cicloturisti e appassionati di trekking. Nessuna modifica o cambiamento è stato fatti sull’originalità dei sentieri battuti. Ho scoperto dopo sei ore trascorse in sella, che i quad non solo sono divertenti come mezzi per praticare dello sport, ma sono utili anche sotto il profilo di strumenti da lavoro. Ogni domenica mattina la Moto Ok organizza dei tour, dove si entra in contatto con la natura divertendosi: “Vogliamo – dice Iannaccone – far scoprire le meraviglie paesaggistiche locali in modo sicuro. E’ un modo diverso di vivere l’Off Road. Non siamo affatto dei nemici dell’ambiente, e lo viviamo nel rispetto assoluto della sua integrità. Chi ha un suo quad può aggregarsi, mentre chi non ne possiede uno, può noleggiarlo da noi. Sono uno sballo assoluto, perché hanno quattro ruote come un’auto, ma il manubrio di una moto. E’ bello cercare di fare quello che faresti con una moto in sella ad un qualcosa che assomiglia più ad un’auto! I percorsi cambiano a seconda dell’esperienza dei guidatori, ma bastano poche uscite per scoprirsi amanti del genere. Mare, montagna, neve, fango, sabbia non esistono terreni che non possono essere percorsi in sella al quad. Attraverso la nostra passione, cerchiamo di far conoscere realtà e culture diverse, e così per fine febbraio stiamo organizzando un raid africano nel Sahara, aperto sia alle due sia alle quattro ruote. Chi ha voglia di seguirci, può trovare i contatti sul nostro sito, www.motook.it”.

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Pacta sunt servanda

sabato, 21 agosto 2010

Pacta sunt servanda diceva Eneo Domizio Ulpiano, in merito agli accordi tra due, o più parti. La celebre massima del giurista romano insegna come non ci si può liberare unilateralmente dagli obblighi assunti per contratto, perché i patti devono essere rispettati. L’antico brocardo di diritto è in questi giorni di moda anche nel mondo del motociclismo, in merito al divorzio tra Rossi e la Yamaha, e del futuro matrimonio tra il pilota italiano e la rossa di Borgo Panigale. Il tutto nasce dalla richiesta del marchigiano di poter provare la sua futura sposa, l’intrigante Desmosedici, subito dopo l’ultima gara in calendario, quella del 7 novembre sul circuito Ricardo Tormo di Valencia. La pretesa del nove volte iridato si basa sul presupposto che la Ducati ha lasciato libero Casey Stoner di poter effettuare i famigerati test sulla Honda, sua prossima moto. Per Valentino, sarebbe carino che altrettanto la Yamaha facesse con lui, perché in una fase dove il numero dei test è contingentato per ridurre i costi, sarebbe fondamentale poter dare il prima possibile le giuste indicazioni per lo sviluppo della moto. Molti, addetti ai lavori e non, chiedono il lasciapassare per Rossi, in virtù dei risultati che questi ha regalato alla casa d’Iwata. Costoro, però, dimenticano che le medaglie d’oro che il tavulliano ha raccolto nei sei anni di collaborazione con la casa giapponese, hanno da un lato raffigurato il viso del dottore, dall’altro sono impressi i tre diapason. Nel 2003 la Yamaha era vittima dei suoi errori nella stesura del programma Mission 1, come l’alimentazione a carburatori invece dell’iniezione elettronica, oppure della distribuzione a cinque valvole in luogo delle quattro adottate unanimemente dagli avversari, ovvero la cilindrata del suo quattro cilindri limitata a novecento centimetri cubici, quando le altre case impiegavano, per le proprie unità motrici, il massimo consentito dal regolamento. L’anno successivo sfruttò l’opportunità di poter ingaggiare coloro che all’epoca erano il più bravo pilota, ed i tecnici più capaci. Ad Iwata si resero conto che per vincere occorre avere il migliore pacchetto, e non badarono a spese pur di averlo nel proprio box. La Yamaha si è giovata del metodo Rossi-Burgess, ma va detto che questi hanno sempre avuto carta bianca. Rossi è stato trattato sempre con i guanti di velluto, e la Yamaha ha accontentato ogni suo desiderio, compreso la creazione del muro tra la sua squadra e quella di Lorenzo. Tanti i successi raccolti dalla casa giapponese grazie al rider nostrano, tante le gioie regalate al numero 46 grazie alla competitività della M1. Come ha ribadito lo stesso Rossi, però, anche le storie d’amore più belle, finiscono, e così si arriva ai giorni nostri. Va detto, a scanso d’equivoci, che nel motomondiale vigono leggi che con il romanticismo non hanno niente a che vedere, e sono le stesse che permettono ai suoi piloti ingaggi faraonici. Far finta di ignorarle, lo reputo ipocrita. La Yamaha, come tutte le multinazionali, obbedisce a degli interessi che sono diversi da quelli dettati dalla semplice passione. Se permetterà a Rossi di provare la Ducati prima del 31 dicembre, sarà autrice di un atto di cavalleria, ma qualora facesse rispettare il contratto fino alla naturale scadenza, non farà altro che far valere un suo sacrosanto diritto. Coloro che grideranno al reato di lesa maestà, oppure parleranno di caduta di stile, per me sbaglieranno, perché i contratti, qualunque sia il loro contenuto, vanno rispettati. Ho letto che con questa faccenda Rossi è riuscito a trasformare la Yamaha in una specie di lupo cattivo. Cattivo o buono che sia, non vorrei, però, che il lupo finisse vittima di un cacciatore furbo.
ALFREDO DI COSTANZO

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Resuscita la Horex con un motore a 6 cilindri sovralimentato.

domenica, 20 giugno 2010

horex01
La crisi si sa, non e sempre vista come una situazione in cui le aziende tirano i remi in barca per proporre prodotti sempre piu economici riducendo all’osso l’investimento tecnologico … la forbice tra poveri e ricchi si allarga e quindi spesso , se si ha soldi da investire , diventa anche l’occasione per proporre prodotti di nicchia d’alto livello da destinare ad una clientela senza limiti di budget alla ricerca di prodotti di prestigio per affermare uno status sociale…

E il caso della Horex , gloriosa azienda motociclistica tedesca nata negli anni 20 che si distingueva per i suoi velocissimi (per l’ epoca) motori bicilindrici con albero a camme ion testa che chiuse forzosamente i  battenti nel corso della guerra , venne poi rifondata nel ‘46 dando vita alla SB35 Regina che venne prodotta fino al 1953 in 16.000 esemplari dopo di che l’azienda entrò in crisi.

Negli anni 60 il nome e la fabbrica vennero acquistate dal gruppo Daimler Benz che di fatto la affossò senza farci mai nulla. probabilmente vi era qualche progetto di resurrezione che e caduto al primo cambio di dirigenza e non se ne fece piu nulla.

Vi furono poi nel corso della storia vari tentativi di rinascita tra cui il piu recente nel corso degli anni 80 , quando in seguito alla moda dell’enduro vennero immessi sul mercato molti monocilindrici e quindi  molti fabbricanti anche di piccolissime dimensioni  pensarono che questa forse l’opportunità buona  per ridar vita ad un marchio morto e sepolto senza buttarci troppi soldi …venne quindi presentata a parigi la Horex HRD TT equipaggiata con telaio in tubi e motore Rotax monocilindrico ad aria da 644 cc… e realizzato dalla stesso gruppo aziendale italo tedesco che realizzo negli anni ottanta le motociclette HRD 125…  Horexalla fine ne e stato impacchettato giusto qualche esemplare per il giappone e non se ne fece piu nulla…

A distanza di tempo ora questo marchio ritorna con un progetto molto piu consistente: un motore dalla achitettura esclusiva che non ha eguali in ambito motociclistico ma che invece si e già visto tra le auto. Si tratta di un motore a V di 15 gradi ma sarebbe piu corretto definirlo un 6 in linea con i cilindri sfalsati ad uno ad uno di 15 gradi negli spazi lasciati vuoti tra un cilindro e l’altro con uno schema tecnico molto simile ma non uguale ai 5-6 cilindri Volkswagen della serie VR6 . la testata e una sola con tre alberi a cammes (nei volkswagen erano due) ,di cui due indipendenti che azionano le valvole di aspirazione (due per cilindro) della bancata di destra e di quella di sinistra ed uno in comune che aziona tutte le valvole di scarico (una per cilindro) delle due bancate. il risultato e un V6 compattissimo , piu stretto di un 4 cilindri anche se obbiettivamente un pò alto…probabilmente non avrebbe fatto male angolare di piu le 2 bancate verso il basso cercando di sovrapporvi il cambio.. ad ogni modo ne e uscito un incredibile V6 sovralimentato con un compressore  da 1200 c.c. con prestazioni da primato: 203 cv con una erogazione piattissima : ben 15 kg di coppia a 7200 giri!!! un vero trattore. quello che non si capisce e perche a fronte di simili prestazioni si sia puntato su una cicilistica naked dal baricentro piuttosto alto. ok il motore e bello e bisogna farlo vedere ma quantomeno una semicarenatura per non lottare con il vento ci stava bene… il peso poi non e proprio da fuscello… parliamo di circa 240 kg a secco. dal nostro punto di vista un motore del genere poteva stare benissimo dentro una supertourer in grado di sfidare le supermaxi giapponesi e bavaresi del settore magari con uso di pellami pregiati per le imbottiture coinvolgendo qualche marchio italiano. il design e esclusivo ma non molto affilato per una meccanica così performante… anche se non e affattto escluso che qualcuno dei tanti tuner tedeschi venga in mente di fare ben altro uso di tanto ben di dio per farne una vera sportiva coi fiocchi imbrigilata in un telaio da superbike…

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Situazione TTXGP luci ed ombre

mercoledì, 17 febbraio 2010
la XXL e la Agni Motors foto da: http://www.worldsbk.com

la XXL e la Agni Motors foto da: http://www.worldsbk.com

La situazione del TTXGP ovvero del primo vero e proprio campionato mondiale per motocicli elettrici , evolve positivamente sotto l’aspetto dell’interesse e della partecipazione sia da parte di nuovi sponsor che delle iscrizioni… Mavizen ad esempio dichiara di avere già venduto svariati moto complete sia nel vecchio che nel nuovo continente e anche la nostra CRP racing è al centro dell’attenzione dei molti team privati interessati all’iniziativa di un campionato innovativo e soprattutto low cost per lanciare nuovi piloti e per fare ricerca che sarà ben pagata da chi vorrà costruire le moto nel nuovo millenio.

Grandi assenti in tutto questo meccanismo sono i grandi costruttori.

Grande assente anche la FIM che prima ne ha sbandierato l’ufficialità e poi se ne e chiamata fuori annunciando una iniziativa parallela di cui non si sa assolutamente nulla. forte e il sospetto che la FIM abbia in un primo tempo tentato di prendere la palla al balzo per cogliere i benefici del gran lavoro fatto da Azhar Hussein,e che poi si sia fatta tirare dalla giacchetta dai grandi costruttori che nei confronti della cosa stanno mostrando un senso di fastidio per l’inattesa attenzione calamitata da questa “armata di sconosciuti”  i cui nomi suonano come AGNI, XXL, Mission Motors ecc…

A complicare le cose ora ci si e messa anche l’organizzatore del TT tradizionale , il quale ha annuciato che all’interno della kermesse “termica” correrà una nuova classe chiamata TTZERO a cui saranno ammesse anche moto con caratteristiche equivalenti al TTXGP… in buona sostanza IL TTXGP perderebbe l’appoggio proprio del TT che ha deciso di fargli concorrenza.

E un vero peccato che tutto questo avvenga. noi ci auguriamo che a vincere in questa selezione naturalee sia l’organizzazione di Hussein che ha già dimostrato di avere le spalle solide e di saper attrarre l’interesse di investitori affidabili… il rischio e che capitali utili vengano dispersi in mille rivoli a discapito di chi ha già portato dalla propria parte costruttori e piloti magari dai nomi non altisonanti ma sicuramente capaci di dare spettacolo e di fare ricerca e sviluppo che forse oggi porta solo a del duro lavoro ma che domani , quando i costruttori rimasti alla finestra vorranno entrare , sarà sonante moneta di scambio.

Il campionato comunque si prospetta molto divertente. con 14 gare confermate tra Europa ed Americhe con un girone eliminatorio e una gran finale. il successo di partecipazione si prospetta notevole, soprattutto negli USA . speriamo che presto gli organizzatori trovino il modo di far vedere in televisione queste competizioni così da creare ulteriore interesse ed avvicinare anche chi di questo genere di competizioni sa poco o nulla e suppone che siano poco divertenti…ricordo a tutti che in italia si disputeranno ben 4 delle 14 prove mondiali seguendo questo calendario:

TTXGP Italia 2010

26 – 27 giugno Magione
24 – 25 luglio Franciacorta
4 – 5 settembre Franciacorta
25 – 26 settembre Mugello

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TREXA PLATFORM: l’auto elettrica te la fai da te!

venerdì, 22 gennaio 2010
il pianale elettrificato TREXA

il pianale elettrificato TREXA

Devo dire che ossero sempre stupito in che modo le cose si muovono attorno al mondo dell’elettrico… è incredibile come questa rivoluzione assomigli a quanto avvenne piu di cento anni fa quando le prime auto a benzina e a vapore facevano timidamente capolino sulle strade , mentre sulle prime tra i costruttori ufficiali di carrozze a cavalli NESSUNO osò cimentarsi nella motorizzazione di un veicolo esistente. dal resto le perplessità erano molte… i primi motori a benzina erano estremamente inaffidabili , la benzina veniva vaporizzata nei cilindri ed ancora non esisteva un vero carburatore… la pompa dell’olio era a mano e bisognava ricordarsi di azionarla ogni tanto, l’avviamento era a manovella ed accenderli era una vera impresa… le auto a vapore per contro richiedevano una lunga preparazione preventiva per mandare in temperatura la caldaia e cominciare a produrre vapore e di tanto in tanto c’era il richio di esplosione… dal momento che c’erano molti problemi da risolvere la varietà tecnica di questi veicoli era ampissima e la risoluzione dei problemi dal momento che si vagava in un campo inesplorato era affidata all ingegno ed alla fantasia di pochi spavaldi pionieri . Ora che l’era dei veicoli a combustione interna ha piu di cento anni di storia chi l’avrebbe detto che con l’arrivo dell’elettrico saremmo ritornati all’epoca in cui si compra il pianale e lo si porta dal “carrozziere” per farlo allestire. Non stiamo scherzando! è tutto vero! il costruttore americano TREXA ha presentato un vero e proprio pianale bell’ e pronto per poterci appiccicare sopra una carrozzeria e partire! la struttura è in tubi di acciaio al carbonio , aluminio , materie termoplastiche e fibra di carbonio ed al suo internopuo alloggiare batterie al litio ferro fosfato abbastanza grandi da poter fare 170 km con una carica il tutto spingendo una coppia di motori capaci di spingere il veicolo a 160 orari e di accelerare da zero a 100 in 8 secondi netti. all’interno del veicolo c’è un caricatore da 6 kw capace di compiere una piena carica in 4 ore (a patto di avere una presa che regge i 6 kw contro i 3 di un impianto casalingo normale). se siete curiosi andatevi a vedere il sito del costruttore http://www.trexa.com/ fonte www.trexa.com

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Si chiama LEAF l’elettrica di NISSAN prodotta in serie per il 2010

domenica, 2 agosto 2009
Nissan Leaf la elettrica per la grande serie

Nissan Leaf la elettrica per la grande serie

il 2010 sembra essere destinato come l’anno della svolta epocale per l’immissione massiccia sul mercato di molti modelli ibridi ed elettrici. Nissan a quanto parte crede fermamente negli sviluppi del full-electric visto che ha già pianificato la costruzione di una intera gamma di veicoli elettrici gia annunciati da altrettanti prototipi…solo che i prototipi in questione non sono maquette in gesso da mostrare alla folla ai saloni ma auto vere e proprie che da piu di un anno provano sulle nostre strade…lo dimostra anche il fatto che non stiano creando veicoli di transizione a GPL piuttosto che a gas naturale piuttosto che ibridi… ma ecco finalmente svelata la versione definitiva della EV derivata dalla Altima di cui abbiamo parlato giorni fa. in pratica si tratta di una berlina 5 posti filante e slanciata dalle linee accattivanti disegnata per l’uso di tutti i giorni , capace di 160 km di autonomia , range che incontra le aspettative di oltre il 70% degli automobilisti mondiali , e nel caso si quelli americani supera l’80% la quantita di persone che non fanno più di 100 km al giorno. il veicolo ha la presa per la ricarica situata sul muso. dietro ad un apposito sportello ci sono infatti le prese per la carica rapida e per quella attraverso la presa a 220V casalinga che permette la classica carica notturna delle batterie che come ricordiamo sono al litio e piazzate sotto ai sedili e lungo il pianale della vettura. singolari le reminescenze stilistiche della vettura a livello stilistico… la vettura si alline al filone 2 volumi dalle linee sportiveggianti con un muso molto filante che prosegue con continuita nell’ inclinazioone del parabrezza da cui emergono come gli occhi di una ranocchia i grossi fari (a led?) secondo quanto gia visto nella attuale serie micra. il posteriore invece ci mostra l’ennesima rivisitazione del tema Stilo 2 porte gia abbondantemente copiata da tutti i costruttori con il portellone incassato di forma trapezoidale ,dove pero al posto dei due grossi gruppi ottici inglobati nei montanti ci sono due esili pinne a led. ad ogni modo l’insieme e assolutamente gradevole e nel complesso elegante.

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